Nei primi mesi del 2021 melanomi più severi e diagnosi tardive. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, che è stato diretto da Francesco Ricci presso la specifica unità dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma.
L’indagine ha confermato che, nei primi mesi del 2021, la serietà dei melanomi diagnosticati presso l’Istituto dermopatico romano si è mantenuta più elevata rispetto alla fase antecedente alla pandemia da Covid.
«Questo dato – osserva Damiano Abeni, direttore dell’Unità di epidemiologia clinica dell’Idi – potrebbe essere spiegato dal fatto che proprio i pazienti con melanomi più severi abbiano continuato a rimandare lo screening cutaneo a causa della pandemia, sottovalutando la gravità del problema».
Il ritardo nella diagnosi ha interessato prevalentemente una popolazione maschile di età indicativamente pari o superiore ai 50 anni e conferma il trend già registrato nel 2020 quando, spiega il direttore dello studio Ricci, si «era osservato un aumento significativo della gravità dei nuovi casi di melanoma, con un aumento sostanziale del loro grado di infiltrazione».
A discapito di questi dati resta invece essenzialmente fissa la percentuale dei casi meno severi, la cui incidenza registrata è verosimilmente analoga a quella del periodo 2018-2019.
«Sebbene sia prematuro prevedere le conseguenze cliniche del ritardo diagnostico – termina Abeni – è auspicabile che la pandemia non sia causa di ulteriori proroghe degli screening di prevenzione delle altre patologie».
Sul fronte della prevenzione la Fondazione Carolina Zani è molto attiva: attraverso la campagna “RiGuardati”, nel 2021, ha infatti offerto a quasi cinquecento persone la possibilità di sottoporsi gratuitamente ad una mappatura completa di nei potenzialmente pericolosi. Per scoprire di più sulla campagna clicca qui.